Ascoltare è comunicare, il legame assoluto e basilare tra le due azioni

Ascolto, una parola dal significato molto importante usata spesso nei dialoghi sia formali che informali ma, con altrettanta frequenza, scarsamente messa in pratica.

E, tra l’altro, ritenuta non di rado un comportamento slegato dalla comunicazione professionale, come se ascoltare fosse un’azione da applicare concretamente solo nel rapporto con la famiglia, gli amici e abbia poco a che vedere con l’attività lavorativa.

Niente di più fuorviante perché la regola primaria di chi comunica per mestiere (e non solo) è l’ascolto del contesto socio-commerciale verso cui è rivolta e, ovviamente, del cliente, sia potenziale che già acquisito. Ascoltare, è bene ricordarlo, non significa sentire perché a fare la differenza sostanziale è il livello di attenzione usato in entrambe le occasioni nei confronti dell’input che ci giunge, alto nel primo caso, basso nel secondo.

L’attenzione non si ferma ad un livello superficiale bensì esamina, ci fa scoprire, conoscere, approfondire tutto ciò che è necessario sapere di un settore per potersi muovere al meglio secondo le esigenze del cliente. Parte dalla vista e prosegue con l’orecchio e viceversa tramite, appunto, l’ascolto in quanto l’analisi completa di ogni ambito di lavoro in chiave comunicativa è un mix dell’attività coordinata e armonica di tutti i nostri sensi. È questo il principio cardine della buona comunicazione, che vale per ogni terreno in cui si opera e per qualsiasi tipologia di cliente.

Fonte immagine: www.pexels.com

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